shutterstock 397615111-min

08/09/2020

Corte Costituzionale: legittima l’esclusione di ASPI dalla ricostruzione del Ponte Morandi

08/09/2020
(Corte Costituzionale, sentenza n. 168 del 27/07/2020)

Con sentenza n. 168  del 27 luglio 2020, la Corte Costituzionale ha ritenuto non fondate le questioni di legittimità costituzionale sollevate, con cinque ordinanze del 6 dicembre 2019 (iscritte rispettivamente ai numeri da 51 a 55 del registro ordinanze 2020),   dal Tar della Liguria con riferimento agli artt. 1, commi 3, 5, 6, 7, 8 e 8-bis; 1-bis; 1-ter, comma 1; 4-bis, del decreto-legge 28 settembre 2018, n. 109 (convertito, con modificazioni, nella legge 16 novembre 2018, n. 130). 

Ricordiamo che il sopracitato decreto-legge (emanato dopo il crollo del Ponte Morandi e recante “Disposizioni urgenti per la città di Genova, la sicurezza della rete nazionale delle infrastrutture e dei trasporti, gli eventi sismici del 2016 e 2017, il lavoro e le altre emergenze”) ha affidato ad un commissario straordinario le attività volte alla demolizione  e alla ricostruzione del Ponte, nonché all’espropriazione delle aree a ciò necessarie. Il medesimo decreto ha altresì demandato al commissario l’individuazione delle imprese affidatarie delle predette opere, precludendo la possibilità di rivolgersi alla concessionaria Autostrade Spa (ASPI) e alle società da essa controllate o con essa collegate.  

La sentenza in parola si segnala di interesse in quanto la Corte è chiamata a pronunciarsi sulla compatibilità con gli  artt. 3, 24, 41 e 111 della Costituzione  di un assetto normativo che prevede ex ante l’esclusione  di un operatore economico (nel caso di specie, ASPI, già concessionaria dell’autostrada A10 Genova-Savona) e delle società da essa controllate o collegate, dalla procedura negoziata volta alla scelta delle imprese alle quali affidare le opere di demolizione e di ricostruzione  del Ponte Morandi.

La Corte premette che la decisione del Legislatore di non affidare ad ASPI la ricostruzione del viadotto deve ritenersi  determinata dalla eccezionale gravità della situazione che lo ha indotto, in via precauzionale, a non affidare i lavori alla società incaricata della manutenzione del Ponte stesso.

Nello specifico, precisa la Corte, la decisione di non attivare la convenzione di concessione  è dipesa sia dall’urgenza di avviare i lavori per ripristinare tempestivamente un tratto autostradale essenziale per i collegamenti nella regione, sia dai dubbi insorti sull’affidabilità del concessionario, alla luce della gravità dell’evento verificatosi e delle risultanze delle prime indagini amministrative. 

L’esclusione dello stesso concessionario dalla procedura negoziata, chiarisce la Consulta, è quindi la naturale conseguenza della decisione di cui sopra ed è, inoltre, funzionale anche a determinare una maggiore apertura del settore autostradale alla concorrenza da parte di operatori diversi dai concessionari, ivi compresa ASPI, alla quale fa capo una porzione maggioritaria del mercato nazionale.

Muovendo da questi presupposti, secondo la Corte, le disposizioni censurate, nonostante la natura provvedimentale, non hanno segnato alcuna devianza dalle regole in tema di concessioni, e connesse convenzioni, che disciplinano analoghe fattispecie. 

L’intervento legislativo in esame, infatti, è espressivo del principio generale fissato, da ultimo, con l’art. 166 del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50 (Codice dei contratti pubblici), reso in attuazione della direttiva n. 2014/24/UE, secondo il quale le amministrazioni aggiudicatrici sono libere di decidere il modo migliore per gestire l’esecuzione dei lavori e la prestazione dei servizi. Esse, pertanto, in via generale ben possono essere obbligate dal legislatore a prediligere la via del ricorso al mercato al fine di eseguire un’opera, rispetto alla contraria opzione di esigerne l’esecuzione da parte di un soggetto che già vi sarebbe obbligato e rispetto al quale siano sorti dubbi in merito alla sua affidabilità.

A questo riguardo, la Corte Costituzionale sottolinea che la norma censurata, pur con riferimento alla peculiare figura della procedura negoziata senza pubblicazione, ha dato seguito alla consolidata giurisprudenza civile e amministrativa, accordatasi alle speculari posizioni della Corte di giustizia e formatasi, da ultimo, sull’art. 80 cod. contratti pubblici, reso in attuazione dell’art. 57 della direttiva 2014/24/UE in tema di contratti pubblici, che si riferisce a operatori colpevoli di «gravi illeciti professionali, tali da rendere dubbia la [loro] integrità o affidabilità».

Detta giurisprudenza è ferma nel ritenere che gravi violazioni normative da parte di un operatore economico, tali da configurare un considerevole illecito professionale o comunque un grave inadempimento, ne comporti l’esclusione dalla gara, quand’anche l’illecito non sia stato accertato definitivamente in giudizio (come si può desumere anche dalla Corte di giustizia dell’Unione europea, sentenza 19 giugno 2019, in causa C-41/18, Meca), ma sussistano e siano valutati elementi tali da «provocare la rottura del rapporto di fiducia con l’operatore economico» (Corte di giustizia dell’Unione europea, sentenza 3 ottobre 2019, in causa C-267/18, D.A.C. SA). Al pari di chiunque altro, la pubblica amministrazione non può infatti essere obbligata a contrarre con parti che essa ritiene, in forza di elementi obiettivi, inaffidabili.

Nel caso in questione – puntualizza la Consulta - è essenziale rammentare che il crollo del Ponte Morandi, causando ben 43 vittime, ha segnato profondamente la coscienza civile nella comunità e ha aperto una ferita nel rapporto di fiducia che non può mancare tra i consociati e lo stesso apparato pubblico, cui è affidata la cura di beni primari tra i quali, in primo luogo, la salute e l’incolumità. Esso, inoltre, ha causato gravissimi danni alla rete di trasporto, in un ganglio fondamentale per lo sviluppo economico del paese, per di più di fatto tagliando a metà la città di Genova.

In un tale contesto, segnato da un grado eccezionale di gravità, secondo la Consulta, non appare irragionevole, incongrua o sproporzionata la scelta legislativa di affidare la ricostruzione a terzi, anziché al concessionario. 

http://www.dirittodeiservizipubblici.it/sentenze/sentenza.asp?sezione=dettsentenza&id=6607

(Commento a cura dell’Avv. Federica Minotti)

top
Silaw utilizza i cookie per garantire una migliore esperienza sul sito. Se continui la navigazione, acconsenti a ricevere tutti i cookie presenti nel sito. Maggiori informazioni